Quando i prezzi del cibo salgono, le dittature si moltiplicano

Quando i prezzi del cibo salgono, le dittature si moltiplicano

Quando i prezzi del cibo salgono, le dittature si moltiplicano

L’occidente spesso sottovaluta quanto i prezzi del cibo siano di fondamentale importanza per le popolazioni economicamente insicure nei paesi in via di sviluppo. Storicamente, le crisi alimentari hanno scatenato numerose rivolte popolari contro tiranni. La paura di non poter sostenere le proprie famiglie fornisce il coraggio di sfidare i regimi dittatoriali che altrimenti temerebbero la repressione.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni contro la Russia hanno devastato la produttività mondiale e le già fragili catene di approvvigionamento globali, alimentato l’inflazione e paralizzato l’economia. A peggiorare le cose, l’Ucraina e la Russia non sono solo i principali produttori di alimenti e petrolio, ma la Russia e Bielorussia sono tra i maggiori produttori mondiali di fertilizzanti e a causa delle limitazioni, imposte da Putin, alle loro esportazioni, l’agricoltura sta subendo duri colpi.

Ogni conflitto che vediamo oggi nel mondo ha alle sue radici l’uso delle risorse. Meno cibo disponibile, maggiore è il prezzo. Più alto è il prezzo, minore è l’accesso al cibo. Maggiore è il prezzo del gas, maggiore è il prezzo del fertilizzante e quindi meno terra da coltivare. Tutto ci porterà inevitabilmente a vedere nei prossimi mesi e anni una ascesa di nuove dittature che garantiranno alle popolazioni soluzioni non reali ma soltanto utili a mantenere il potere.

Quando i prezzi del cibo salgono, le dittature si moltiplicano

Tornando indietro nel tempo possiamo vedere una situazione simile con le rivoluzioni della Primavera Araba, innescate dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Lo slogan principale della rivoluzione egiziana era “pane, libertà e giustizia sociale”. La scarsità di pane ha portato le persone in strada tra la crescente disoccupazione e un aumento del 18,9% dei prezzi, contribuendo alla caduta nel 2011 del dittatore egiziano di lunga data Hosni Mubarak.

Ad oggi l’Egitto è la patria di circa un quarto della popolazione araba mondiale ed è anche il maggiore importatore di grano. Con il crollo dell’economia egiziana a causa della corruzione e della pandemia, il tentativo del generale Abdel Fattah al-Sisi di aumentare i prezzi del pane lo scorso anno è stato accolto con una feroce opposizione e il suo governo ha rapidamente fatto marcia indietro.

La crisi alimentare è un incentivo per i regimi autoritari che useranno i disordini sociali per riconfigurarli in sistemi politici distanti dalla democrazia, portando poi ad un afflusso di nuovi migranti che cercano di sfuggire da questi eventi e cercare rifugio nei paesi più in grado di resistervi. Il cibo è sempre stato un potente strumento di dominio e controllo sociale, la Russia lo sa bene questo e fin dall’inizio del conflitto in Ucraina ha utilizzato il cibo sia come scudo che come arma contro le interferenze internazionali

Possiamo vedere il futuro di molti paesi in quello che sta accadendo in Tunisia: L’attuale presidente Kais Saied per spostare la rabbia della popolazione tunisina in merito all’aumento dei prezzi, ha avviato una campagna di disinformazione attribuendo la colpa alle piccole imprese e con l’aiuto della polizia vengono condotte vere e proprie incursioni nei magazzini. Inoltre, il decreto anti-speculazione invece di proteggere i cittadini, reprime la loro libertà di espressione perché impedisce ai cittadini di denunciare la carenza di cibo per paura di essere perseguiti.

L’attuale crisi minaccia di sfociare in disordini in stile “Primavera Araba”, ma questa volta la zona a rischio sembra coprire una parte più ampia del globo. Molti governi sono sia importatori alimentari che detentori di debiti, il che significa che ora pagano molto di più per la finanza e le materie prime, soprattutto a causa dell’aumento del valore del dollaro.

È sempre più probabile una “primavera araba” che colpirà tutti i paesi del mondo nei prossimi 12 mesi e, sebbene l’impatto vari in base alla località, disordini civili anche non di grandi portate potrebbero comunque avere effetti di instabilità economica su vasta scala. Le persone tollerano i governi che sono in grado di soddisfare i bisogni di base ma quando cibo, assistenza sanitaria e lavoro sono assenti, gli stati cadono.

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