Non possiamo più tollerare il genocidio degli uiguri da parte della Cina

Non possiamo più tollerare il genocidio degli uiguri da parte della Cina

Non possiamo più tollerare il genocidio degli uiguri da parte della Cina

Questo mercoledì sera, il commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite Michelle Bachelet prima di lasciare il suo incarico ha pubblicato il rapporto sul trattamento dei musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang da parte della Cina. Il governo cinese ha tentato fino all’ultimo momento di fermare la pubblicazione del report definendolo come diffamazione anti-cinese e rispondendo con una relazione di 121 pagine in cui viene spiegata la minaccia del terrorismo e la stabilità che il programma statale di “deradicalizzazione” ha portato nella regione.

Ma il rapporto di 46 pagine, per quanto non aggiunga molto di nuovo a quello che già sappiamo, è un duro colpo per il governo cinese. In quanto essendo un documento ufficiale delle Nazioni Unite, possiede uno status che sarà difficile da ignorare a differenza delle decine di inchieste e ricerche indipendenti intraprese finora, impedendo ora a qualsiasi nazione o ente di affermare che non sanno cosa stia accadendo nella regione.

Infatti, il rapporto conclude che “la portata della detenzione arbitraria e discriminatoria di membri di uiguri e di altri gruppi prevalentemente musulmani, ai sensi della legge e della politica, nel contesto di restrizioni e privazioni più in generale dei diritti fondamentali goduti individualmente e collettivamente, possono costituire crimini internazionali, in particolare crimini contro l’umanità”.

Il documento della Bachelet è stato anche criticato da esponenti occidentali sebbene con motivazioni diverse da quelle cinesi. Il punto più critico è l’assenza di menzioni della parola genocidio sebbene sia gli Stati Uniti che diversi altri paesi abbiano sempre usato quella parola per definire la situazione nello Xinjiang. Altro punto scottante è stato il viaggio di sei giorni della Bachelet nella regione interessata, in cui ha rilasciato dichiarazioni usando i termini scelti da Pechino per i campi di detenzione ossia “centri di istruzione e formazione professionale”. Per queste dichiarazioni molti accademici hanno scritto una lettera criticandola per non aver parlato con maggiore forza contro gli abusi cinesi dopo la sua visita.

Lo stesso rapporto è stato inoltre consegnato in ritardo di mesi rispetto alla visita in Cina, minando la sua credibilità. Per molti la sua pubblicazione è stata più una delusione che una vittoria per le carenze che contiene, sembra piuttosto affermare che sebbene ci siano situazioni che possono costituire crimini contro l’umanità, al momento non serve un intervento internazionale.

Non possiamo più tollerare il genocidio degli uiguri da parte della Cina

Tuttavia, l’incapacità della Bachelet di rappresentare una sfida per le azioni della Cina nello Xinjiang in quel momento potrebbe essere stata inevitabile. Studiosi e giornalisti che lavorano su questioni relative agli uiguri sanno da tempo quanto sia difficile accedervi, ed è stato in gran parte impossibile negli ultimi anni. A luglio alcuni documenti trapelati hanno rivelato come la Cina stesse facendo pressioni sulla commissione affinché il rapporto non venisse pubblicato.

Negli ultimi anni, la Cina ha detenuto circa 1 milione di uiguri e altre minoranze etniche nei campi di internamento che chiama centri di addestramento. Alcuni centri hanno chiuso, ma centinaia di migliaia di persone sono ancora incarcerate. Il rapporto mostra come questa popolazione abbia subito crimini contro l’umanità come la distruzione di moschee e comunità, l’aborto e sterilizzazione forzata e pratiche di tortura sui detenuti.

Il rapporto sarà presentato al Consiglio per i diritti umani, dove gli Stati membri sceglieranno se continuare le indagini ma intanto solo il riconoscimento di tali crimini è un passo importante, non a caso infatti la Cina ha cercato in tutti i modi di censurarlo e che tenta ancora oggi di distogliere lo sguardo dalle sue azioni contro gli uiguri.

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