L’occidente deve risarcire i danni climatici che ha provocato alle nazioni povere

L’occidente deve risarcire i danni climatici che ha provocato alle nazioni povere

L’occidente deve risarcire i danni climatici che ha provocato alle nazioni povere

Il Pakistan ha sofferto gli effetti del cambiamento climatico dall’inizio di quest’anno. Un’ondata di caldo mortale ha spinto le temperature sopra i 50°C provocando incendi e una grave siccità. Ma le inondazioni che nelle ultime settimane hanno sommerso un del paese hanno causato un’emergenza climatica senza precedenti. Il monsone iniziato a metà giugno ha devastato gran parte del territorio, con alcune aree che hanno ricevuto più di otto volte la normale quantità di pioggia.

L’acqua ha distrutto migliaia di case, scuole, ponti e 18.000 chilometri quadrati di terreni agricoli, uccidendo circa 1.400 persone. Tuttavia, il mondo sta già iniziando a scordare il Pakistan, la sofferenza che sta affrontando e il costo per la riabilitazione e ricostruzione del paese che sarà di miliardi a causa delle azioni dell’occidente. Infatti, solo Il G20 rappresenta il 75% delle emissioni globali di gas serra mentre il Pakistan emette meno dell’1% di gas serra. In questa situazione, il ministro pakistano per i cambiamenti climatici, Sherry Rehman, ha chiesto alle nazioni ricche di risarcire il suo paese e le nazioni in via di sviluppo che hanno subito perdite e danni climatici.

Il concetto di riparazioni climatiche è stato introdotto per la prima volta nel contesto dei negoziati sul clima globale quando è stato discusso il testo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). A nome dell’alleanza dei piccoli stati insulari, il Vanuatu ha proposto l’istituzione di un fondo internazionale basato sul principio “chi inquina paga” ma la proposta venne rifiutata.

Un rifiuto che deriva prettamente dai paesi ricchi, gli stessi che si ergono paladini della giustizia climatica ma che intanto continuano a non ritenersi responsabili delle enormi ingiustizie climatiche che molte nazioni del sud del mondo devono affrontare. Ma ciò che frustra di più è il tentativo di assimilare la giustizia climatica con il capitalismo, proprio perché il tipo di iniquità che è presente deriva solo e soltanto dal capitalismo.

L’occidente deve risarcire i danni climatici che ha provocato alle nazioni povere

Le riparazioni climatiche sono lo strumento ideale per affrontare la perdita e il danneggiamento dei mezzi di sussistenza, delle infrastrutture e della qualità di vita delle persone a causa dell’aumento delle emissioni di gas serra. Questi processi sono strettamente legati al colonialismo, all’espansione economica e al neoliberismo globale. Dopo cinque secoli di sfruttamento coloniale occidentale, il Sud del mondo sta affrontando i peggiori effetti di una crisi ecologica di cui ha poche responsabilità.

Oltre al cambiamento climatico, il debito in cui si trovano molte di queste nazioni sta divorando le loro già fragili economie, impedendo così di destinare fondi alle strategie di adeguamento climatico. Un rapporto del Global Environmental Change rivela che dieci trilioni di dollari vengono estratti ogni anno dai paesi più poveri sotto forma di materie prime, energia, terra e posti di lavoro, la sola metà di quei soldi basterebbe per porre fine alla povertà estrema nel mondo. La realtà però è che la maggior parte della ricchezza occidentale dipende dallo sfruttamento e viene protetta ad ogni costo, anche umano.

Mentre le nazioni povere devono cedere le proprie ricchezze, quelle ricche offrono in cambio prestiti in denaro che molto probabilmente non verranno mai pagati, incatenando le popolazioni ai creditori occidentali. Inoltre, questi prestiti vengono spesso rappresentati dai governi e dai media come tentativi di solidarietà ma non sono altro che strategie di marketing che mirano a rafforzare il ruolo dell’occidente come paladino di libertà e giustizia climatica.

L’occidente deve risarcire i danni climatici che ha provocato alle nazioni povere

L’ingiustizia del debito e la crisi climatica vanno di pari passo, possiamo vedere questo rapporto prendendo per esempio il Pakistan. Prima delle inondazioni, il paese era fortemente indebitato, con un forte calo del tasso di cambio dovuto all’impennata dei prezzi delle materie prime globali e al dollaro più forte, mentre i costi di elettricità e cibo sono aumentati vertiginosamente.

Mentre le organizzazioni umanitarie cercavano disperatamente finanziamenti, il Fondo Monetario Internazionale ha rilascerà 1,1 miliardi di dollari al Pakistan. Certo, questo sembra essere un aiuto fondamentale nella ripresa della società, ma aggiungerà più debito a un paese già in crisi finanziaria e si concluderà con un’ulteriore catastrofe. Il Pakistan possiede un debito già di 38 miliardi di dollari e tra i creditori casualmente si trova il FMI.

Per evitare nuove crisi umanitarie e risolvere quelle presenti, l’occidente deve sospendere la riscossione dei debiti dalle nazioni del sud. Lo stesso denaro che questi paesi stanno inviando per ripagare i creditori potrebbe essere utilizzato per dare una nuova vita a milioni di sfollati, il Pakistan riuscirebbe in questo modo a concentrare tutte le spese per sostenere la propria popolazione.

La cancellazione del debito non risolverà del tutto la crisi climatica, ma se non si fermerà questo regime di prestiti, nazioni come il Pakistan non potranno mai riprendersi e sprofonderanno in una crisi economica senza precedenti. Un programma di riparazioni climatiche non è impossibile, in Inghilterra fino al 2015 il governo ha pagato risarcimenti agli ex proprietari di schiavi e sebbene sia stato risarcito l’oppressore e non l’oppresso, questo esempio ci mostra che le riparazioni sono possibili.

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