Le dittature digitali non sono il futuro, sono il presente

Le dittature digitali non sono il futuro, sono il presente

Le dittature digitali non sono il futuro, sono il presente

L’intelligenza artificiale è uno strumento per migliorare la democrazia o il migliore amico dei tiranni? La storia cambia direzione quando viene toccata da una nuova rivoluzione scientifica e normalmente pensiamo che sia una direzione migliore ma questa visione si è rivelata ingenua. Chiaro che l’era digitale ha cambiato il contesto in cui operano i regimi autoritari, internet e i social hanno reso più facile per le popolazioni coordinarsi e affrontare i governi oppressivi ma allo stesso tempo questo cambiamento ha portato i dittatori a innovare le tattiche “anti colpo di stato”.

Storicamente, i regimi si sono sempre protetti dalle mobilitazioni di massa acquistando la fedeltà dei loro eserciti o imponendo restrizioni alle libertà politiche per rendere più difficile per i cittadini l’organizzazione delle proteste. Ma la repressione digitale si è dimostrata nel tempo il mezzo migliore per ridurre le insurrezioni, lo si può vedere in China o in Russia, dove social come Facebook e Instagram sono stati vietati per evitare la diffusione di notizie non controllate dallo stato.

Tuttavia, l’ascesa dell’intelligenza artificiale (IA) nelle società ha avuto un impatto sorprendente sulla qualità delle nostre vite. L’IA colpisce in modo sproporzionato i diritti umani facilitando la discriminazione, in particolare questi software/algoritmi mostrano una tendenza a discriminare le persone nere. Nel 2015 Google Foto, considerato un software di riconoscimento avanzato, ha classificato due foto di persone nere come foto di gorilla mentre è stato scoperto un algoritmo che identifica le esigenze mediche dei pazienti, sottostimava le necessità mediche dei pazienti neri.

Tecnologie simili di riconoscimento facciale vengono usate quotidianamente dai governi autoritari e nessun regime ha sfruttato il potenziale dell’IA come quello cinese. Il PCC raccoglie enormi quantità di dati sulle persone che vengono poi analizzate dall’intelligenza artificiale e creare il famoso “punteggio di credito sociale”, un sistema di controllo che mira a indirizzare il comportamento dei cittadini indicando quali azioni sono accettabili e che a punteggio corrispondono.

Le dittature digitali non sono il futuro, sono il presente

La Cina è il perfetto esempio di come la repressione digitale aiuti la repressione fisica e grazie alle sue tattiche che si sono dimostrate efficaci nel controllo di massa, molte altre nazioni stanno prendendo ispirazione. Dopo il colpo di stato in Myanmar, i generali hanno iniziato a interrompere periodicamente il collegamento a internet mentre l’accesso a Facebook, WhatsApp e Twitter è stato bloccato. Le comunicazioni della popolazione birmana passano tutte sotto l’occhio del regime militare, ma è anche importante notare che queste tecnologie di sorveglianza arrivano sia dall’est che dall’ovest, dai droni israeliani ai dispositivi europei per decifrare e sbloccare i cellulari.

Nel Medio Oriente possiamo osservare una delle avanguardie dell’autoritarismo digitale a livello globale: Gli Emirati Arabi Uniti. Dopo la Primavera Araba il paese si è trasformato in una dittatura, il potere è stato centralizzato e instaurato un clima repressivo su ogni aspetto della vita. Tutte le forme di comunicazione elettroniche passano attraverso la Signals Intelligence Agency, una agenzia molto simile alla NSA statunitense, nell’ottica non solo di reprimere qualsiasi forma di dissenso interno ma soprattutto di manipolare le narrazioni ritenute false o contrarie a quelle del regime degli Emirati Arabi Uniti.

Anche quando l’IA viene utilizzata per scopi umanitari ci ritroviamo spesso in dinamiche oppressive, ad esempio, i dati biometrici raccolti dai rifugiati Rohingya in Bangladesh sono stati utilizzati per facilitare il loro rimpatrio piuttosto che per integrarli nella società, aggravando ulteriormente la sofferenza vissuta da questa comunità. Inoltre, Un rapporto del Carnegie Endowment for International Peace afferma che almeno 75 dei 176 paesi a livello globale stanno utilizzando l’IA per scopi di sicurezza nella la gestione delle frontiere.

Man mano che le autocrazie hanno imparato a implementare le nuove tecnologie sono diventate più durature e poiché esse durano più a lungo, è probabile che vedremo il loro numero aumentare nel futuro. Pensare però che questo accadrà fuori dalle società occidentali è tremendamente sbagliato perché mentre i movimenti per i diritti umani e civili stanno combattendo contro le imminenti oppressioni dell’estrema destra, l’implementazione dell’IA nella società sta promuovendo la discriminazione digitale e replicando il danno che viene attualmente combattuto.

Alla fin dei conti, l’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio: Da una parte aiuta la popolazione a coordinarsi e lottare per i propri diritti come anche supporta la lotta dei governi alla criminalità e terrorismo; ma dall’altro lato le stesse nazioni possono usare questi strumenti per censurare l’informazione, reprimere l’opposizione e manipolare le persone.

Ciò nonostante, l’espansione dell’IA è destinata a continuare, portandoci inevitabilmente in un mondo in cui essa diventerà centrale nella nostra vita quotidiana e nel funzionamento della società. Per questo motivo è necessario mettere in discussione il miglioramento della vita che le nuove tecnologie sembrano prometterci e piuttosto iniziare a guardare gli effetti reali di questa espansione che ha senza dubbio rafforzato i regimi autoritari e minato le strutture democratiche attuali.

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