La principale organizzazione LGBTQ+ in Uganda è stata chiusa dal governo

La principale organizzazione LGBTQ+ in Uganda è stata chiusa dal governo

La principale organizzazione LGBTQ+ in Uganda è stata chiusa dal governo

Il governo ugandese ha ordinato la chiusura con effetto immediato del Sexual Minorities Uganda (Smug), il più importante gruppo per i diritti LGBTQ+ nel paese, con l’accusa di operare illegalmente nel paese in quanto l’organizzazione non si sarebbe registrata correttamente presso l’Ufficio nazionale delle organizzazioni non governative.

Smug è stata fondata in risposta all’articolo del Rolling Stones ugandese, (rivista non correlata al vero Rolling Stones), intitolato “100 foto di omosessuali dell’Uganda” che elencava i nomi, le fotografie e gli indirizzi di 100 persone LGBTQ+ accanto ad una scritta che affermava “impiccateli”. Il 2 novembre 2010 i fondatori di Smug riuscirono a far cessare la pubblicazione del quotidiano. L’organizzazione conduce campagna per i diritti LGBTQ+ in Uganda da quasi 20 anni.

Il gruppo ha cercato di registrarsi presso l’ufficio nazionale già nel 2012 ma la sua richiesta è stata respinta in quanto il loro nome fu ritenuto “indesiderabile”. Smug si è rivolta in seguito ad un tribunale e ad oggi l’appello del gruppo è ancora pendente.

Sebbene durante il periodo precoloniale le relazioni omosessuali erano accettate o trattate con indifferenza con l’Impero Britannico vennero introdotte leggi che punivano l’omosessualità e nel 1902 divenne ufficialmente illegale. La stessa legge che criminalizza gli atti sessuali “contro l’ordine della natura” viene usata ancora oggi in Uganda e può essere punita con l’ergastolo; tuttavia, essere persone lgbtq+ non è di per sé un crimine; infatti, nel 2007 un giudice ha stabilito che “si deve commettere un atto proibito per essere considerati criminali”. Nel 2009 il governo ha redatto una legge che proponeva per chi commetteva atti omossessuali la pena di morte, ma dopo la condanna internazionale venne sostituita con l’ergastolo.

La comunità LGBTQ+ ugandese subisce gravi discriminazioni a causa dell’incoraggiamento dai leader politici e religiosi, che fanno leva su discorsi anti-lgbt dato l’avvicinarsi delle nuove elezioni 2021. Gli attacchi violenti contro le persone LGBT sono comuni e spesso perpetrati da funzionari statali, i Pride organizzati dal 2012 vengono abitualmente interrotti dalla polizia che aggredisce i partecipanti o minaccia di arrestarli.

L’Uganda rimane uno dei paesi più intolleranti verso le persone LGBTQ+, sia la classe politica che la classe religiosa sembrano non essere intenzionate ad abbandonare le loro retoriche discriminatorie. Recentemente gli arcivescovi ugandesi hanno boicottato la conferenza anglicana di Lambeth sulla questione della sessualità definendo il riconoscimento delle relazioni omossessuali revisionismo biblico mentre la polizia a giugno ha arrestato 44 persone LGBTQ+ usando la pandemia come pretesto, una pratica che sta diventando sempre più usata dalla polizia ugandese.

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