La distopia climatica che ogni giorno diventa sempre più reale

La distopia climatica che ogni giorno diventa sempre più reale

La distopia climatica che ogni giorno diventa sempre più reale

Nel romanzo “La parabola del seminatore” di Octavia Butler, la nostra società è stata distrutta dal riscaldamento globale e inquinamento. Tra i sopravvissuti troviamo Lauren Olamina, un’adolescente nera che ha perso la sua famiglia a causa della violenza derivata dalle tensioni razziali. Lauren ha anche una condizione chiamata iperempatia, che le fa provare il dolore degli altri quando ne è testimone e se per alcuni può essere una debolezza, questa condizione aiuta la protagonista a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica.

Ma non ci serve più immaginare gli effetti della crisi climatica perché si stanno sempre più avvicinando a noi, mentre altre popolazioni ne stanno già subendo i danni. Le recenti inondazioni in Pakistan hanno ucciso più di 1.100, colpito più di 33 milioni di persone e distrutto migliaia di case, sfollando molte famiglie e costringendole a dormire anche sulle strade. Nel mentre gli scienziati hanno scoperto che l’aumento del livello del mare dovuto allo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia è ormai inevitabile e di conseguenze le inondazioni non faranno che incrementare.

La stagione dei monsoni è iniziata in anticipo quest’anno in Pakistan ma il paese ospita anche più di 7.000 ghiacciai, il numero più alto al mondo al di fuori della regione polare; poiché questi si sciolgono con l’aumento della temperatura globale, aumentano l’impatto delle forti piogge. Quando la pioggia si sarà ritirata, un terzo del paese potrebbe essere sott’acqua e la fame, gli sfollati e la diffusione di malattie saranno i principali problemi da affrontare.

Con la fame che colpirà le comunità a basso reddito e le minoranze etniche in modo sproporzionato, la società pakistana potrebbe ritrovarsi in un clima di violenza senza precedenti sebbene in realtà questa disuguaglianza di ricchezza deriva dal colonialismo britannico che fino agli anni 50 ha continuato a sfruttare le terre pakistane, arricchendo i grandi proprietari terrieri a scapito dei contadini. Ma quando i campi vengono distrutti dalle alluvioni, i proprietari terrieri non perdono nulla mentre i contadini che hanno investito tutti i loro fondi in quelle terre si ritrovano senza più niente.

La distopia climatica che ogni giorno diventa sempre più reale

Nel mondo di Lauren la situazione è piuttosto simile: I governi hanno permesso alle compagnie petrolifere l’estrazione illimitata delle risorse e i cittadini comuni sono impossibilitati a reagire in quanto non hanno il potere necessario per farlo. Allo stesso modo della classe ricca pakistana che non viene danneggiata dalle inondazioni, i ricchi nel romanzo scappano alla violenza usando i loro elicotteri mentre i civili sono lasciati all’oppressione delle gang/polizia.

Alcuni critici occidentali hanno attribuito il disastro climatico allo stesso Pakistan e sebbene le azioni del governo per prevenire queste situazioni siano state minime, ci sono molti altri fattori in gioco. Il Pakistan emette meno dell’1% dei gas serra del mondo, ma è tra i primi 10 paesi più vulnerabili al cambiamento climatico, in pratica significa che il paese sopporta il peso delle emissioni degli stati occidentali. Inoltre, a causa delle sue risorse limitate per via dei secoli di colonialismo i mezzi a disposizione per contrastare la crisi climatica sono molto pochi.

Sotto quest’aspetto le riparazioni climatiche e coloniali risultano ancor di più necessarie, la storia del Pakistan e l’attuale situazione sono il risultato delle azioni occidentali. Per quanto gli aiuti dell’Onu e presto quelli del Fondo Monetario Internazionale saranno di fondamentale aiuto per la popolazione, rimborsano in piccola parte al paese i danni causati nei secoli.

La parabola del seminatore ci mostra il nostro prossimo futuro e funge da monito per tutta l’umanità; tuttavia, il potere di Lauren di sentire il dolore altrui offre la motivazione e l’obiettivo di salvare coloro che abitano sul pianeta e creare un nuovo futuro. Ma nella nostra realtà non ci serve un potere simile per constatare la sofferenza degli altri, perché lo possediamo già e forse quello che ci manca davvero è la volontà di seguire un obiettivo come quello di salvare il nostro mondo.

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