Israele continua a detenere 600 palestinesi senza nessuna accusa

Israele continua a detenere 600 palestinesi senza nessuna accusa

Israele continua a detenere 600 palestinesi senza nessuna accusa

Khalil Awadeh, 40 anni, è in sciopero della fame da 160 giorni per protestare contro la sua detenzione amministrativa, una legge israeliana che permette di trattenere i palestinesi per presunto coinvolgimento in attività terroristiche. Khalil si è mantenuto fino ad oggi soltanto con acqua e secondo i suoi avvocati e medici potrebbe morire in qualsiasi momento, le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno: danni neurologici, perdita di memoria, incapacità di concentrazione e perdita quasi totale della vista.

Ma non è l’unica persona che sta protestando contro le detenzioni illegali da parte di Israele, il paese detiene attualmente circa 4.400 prigionieri palestinesi e tra di essi circa 600 sono trattenuti senza accuse o processi. Sebbene alcuni di essi possano aver compiuto attentati terroristici, la maggior parte di loro deriva dagli arresti effettuati durante le proteste e che a volte risultano molto giovani come nel caso di Amal Nakhleh, al momento della sua detenzione era ancora minorenne. Amal è stratta trattenuta per oltre un anno sebbene soffrisse di miastenia grave, una malattia nervosa che causa un grave affaticamento muscolare.

Israele afferma che la detenzione amministrativa sia una misura di sicurezza necessaria ma per i critici è soltanto un mezzo per reprimere il dissenso nelle zone occupate in quanto la pratica viene usata per prevenire un possibile reato futuro piuttosto che uno commesso. La detenzione dura per lunghi periodi, che vanno da mesi a diversi anni con ripetute proroghe. In molti casi, un nuovo ordine di detenzione viene emesso poco prima della scadenza dell’attuale ordine. Oltre ad essa, i palestinesi vengono sottoposti a molte altre violazioni: tortura, condizioni carcerarie pessime, forniture mediche inadeguate e divieti di visite familiari.

Per molti detenuti l’arma più efficace è lo sciopero della fame dato che quando la loro salute peggiora, viene attirata l’attenzione internazionale e riesce ad alimentare le proteste nei territori occupati, esercitando in questo modo pressioni su Israele affinché soddisfi le richieste dei prigionieri.

Ma Israele è molto attenta a non far diventare martiri i detenuti, evitando la loro morte anche con pratiche come l’alimentazione forzata che tuttavia negli anni 70 e 80 ha causato la morte di diversi palestinesi in sciopero della fame. Le ultime proteste dei palestinesi hanno incontrato una risposta molto aggressiva da parte delle autorità israeliane che hanno adottato misure più dure, tra cui il doppio isolamento e la rimozione di dispositivi elettrici dalle celle.

Israele continua a detenere 600 palestinesi senza nessuna accusa

La detenzione amministrativa colpisce profondamente le famiglie, in particolare quando si tratta di minori. Le famiglie non sanno quando i loro figli verranno rilasciati e sono costrette a vivere per mesi nell’incertezza e dato che Israele non permette loro di avere contatti regolari, non hanno modo di conoscere le condizioni fisiche e mentali dei loro parenti. Le telefonate sono vietate e l’accesso è limitato a brevi riunioni familiari.

Tornando alla situazione di Khalil Awadeh, la corte suprema ha respinto il ricorso del suo avvocato per rilasciarlo a causa delle sue condizioni di salute. Una misura che può essere considerata punitiva verso Khalil visto che già in altre occasioni le autorità israeliane si sono rifiutate di trasferire gli scioperanti della fame la cui salute era in pericolo in ospedali adeguati.

In alcuni casi di detenuti in sciopero di fame le autorità hanno offerto il rilascio a condizione che accettassero di essere espulsi al di fuori dei territori occupati, cioè dalle loro stesse case. Sebbene questa proposta sia sempre stata rifiutata alcuni detenuti sono stati espulsi con la forza da questi territori, risultando in una violazione del diritto umanitario internazionale.

Un numero così alto di detenuti palestinesi è stato registrato soltanto nell’ottobre del 2016 quando Israele ha dovuto affrontare una serie di proteste violente simili a quelle attuali, ma a differenza di quel periodo sembra che questa volta la quantità di detenzioni non farà altro che aumentare a causa del clima di tensioni con la Palestina.

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