In Somalia la carestia è alla porte

In Somalia la carestia è alla porte

In Somalia la carestia è alla porte

In Somalia la carestia è alle porte e oggi riceviamo un ultimo avvertimento, la grave siccità alimentata dai cambiamenti climatici, decenni di conflitti armati, sfollamenti di massa e la crisi economica stanno portando molte persone sull’orlo di una vera e propria crisi umanitaria.

Ben 7,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra questi, 1,5 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni sono gravemente malnutriti. Le ultime due carestie in Somalia hanno ucciso circa 250.000 persone e sebbene i paesi occidentali promisero che una situazione simile non sarebbe mai più accaduta, i finanziamenti inviati alla Somalia dopo i due disastri non sono serviti ad evitare l’attuale crisi.

Negli ultimi mesi del 2022, gli operatori delle varie ONG hanno potuto osservare bambini che muoiono su una scala inimmaginabile. Ogni settimana arrivano e si spostano tra i campi per sfollati 30mila persone, con un aumento del 135% negli ultimi mesi. La maggior parte di loro cammina anche per dieci giorni in cerca di cibo e acqua ed arriva quasi senza nulla, con condizioni di salute deteriorate, bambini malnutriti o morti. Molte madri hanno dovuto seppellire i propri figli, o perché avevano contratto malattie nei campi o per malnutrizione.

Per quanto le morti registrate di bambini siano già molto alte, bisogna tenere conto che questi numeri sono in realtà i bambini che sono riusciti a raggiungere centri di alimentazione e ospedali. Nelle zone rurali, nelle zone difficili da raggiungere, i numeri sono molto più alti e il rischio di mortalità infantile è molto più alto.

Possiamo dire a tutti gli effetti che è una tempesta perfetta. Il conflitto prolungato e l’assenza di un governo centrale hanno reso le strutture sanitarie della Somalia molto fragili, con molti dei suoi ospedali e centri sanitari privi di medicinali, forniture, soprattutto cibo, e personale qualificato.

In Somalia la carestia è alla porte

Nel resto dell’Africa le cose non vanno molto meglio, ma perché? Perché l’Africa soffre sempre di carestie o altri tipi di crisi? Il primo colpevole è sicuramente la crisi climatica, ma c’è anche un’enorme ingiustizia insita nel sistema. Le nazioni africane stanno soffrendo per quello che l’occidente sta causando e ha causato nei secoli attraverso il colonialismo e l’influenza marittima europea che ha interrotto e distrutto il sistema socioeconomico che già era presente. Ma anche dopo l’indipendenza di questi stati, l’influenza occidentale ha continuato a sfruttare le risorse locali e la manodopera, non soltanto per opera dei governi ma anche di nuovi attori sulla scena: i filantropi. Prendiamo per esempio la Gates Foundation, fondata da Bill Gates, che promuove prodotti agrochimici o tecniche di agricoltura orientata al mercato con l’obiettivo di stabilire un’economia sostenibile, ma non crea sostenibilità e non fa altro che distruggere la resilienza dell’agricoltura locale.

La guerra in Ucraina ovviamente ha peggiorato le cose anche in Somalia, aumentando il costo del carburante i prezzi delle materie prime e alimenti è salito alle stelle. L’assenza poi di fertilizzanti ha messo in ginocchi gli agricoltori nelle parti più aride del paese, se si va in queste zone ormai si potranno soltanto vedere bestiame morto di seta e terreni desertificati. Eppure, la Somalia possiede due fiumi che si riversano nell’Oceano Indiano che potrebbero essere utilizzati per l’agricoltura ma che per mancanza di adattamento al cambiamento climatico non vengono usati. Il soccorso, dunque, dell’occidente non può essere soltanto l’invio di finanziamenti ma piuttosto affrontare le cause profonde di questa crisi e aiutare la popolazione a adeguarsi alla crisi climatica

In Somalia la carestia è alla porte

In mezzo ad una crisi umanitaria, le lotte interne delle élite somale nell’ambiente politico sono in pieno svolgimento e solitamente i leader somali hanno una scarsa considerazione per la democrazia e ancor meno per il benessere del popolo. Inoltre, Al-Shabaab, il gruppo terroristico più potente del paese ha il controllo di ampi tratti di terra e blocca le strade principali tra le aree. Almeno 900.000 persone vivono nelle aree controllate dal gruppo terroristico, molti di loro sono sull’orlo della carestia, ma i combattenti impediscono alle agenzie umanitarie di raggiungerli.

L’instabilità del governo impedisce di ridurre la dipendenza dalle importazioni di alimenti e fertilizzanti, aumentando così la necessità di aiuti alimentari e di conseguenza disincentivando la produzione locale. Invece di far perdere tutti i loro averi e spingere le persone nei rifugi, le nazioni occidentali dovrebbero aumentare le soluzioni per soddisfare i bisogni a lungo termine delle comunità colpite, interrompendo la dipendenza dagli aiuti alimentari e concentrarsi invece sull’adattamento ai cambiamenti climatici

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