Il nuovo nemico di Israele: L’amore

Il nuovo nemico di Israele: L’amore

Il nuovo nemico di Israele: L’amore

Dalla sua fondazione nel 1948, Israele ha combattuto molte guerre di vario genere. Queste sono in gran parte guerre di scelta, che Israele ha iniziato come parte di un conflitto permanente con i suoi vicini. Secondo il suo pensiero per garantire la sua sicurezza a lungo termine esiste solo la guerra, non la pace.

Israele non può essere indipendente senza la guerra e attraverso di essa si possono indebolire i nemici e mantenere la sua superiorità militare su tutti i suoi vicini. La guerra fornisce uno scopo agli israeliani che amano il loro esercito e lo guardano come l’ente che ha plasmato la nazione. Per decenni, l’esercito ha instillato negli immigrati ebrei uno spirito combattivo e nazionalista.

Un conflitto che diventa anche una fonte di tesori: Le armi testate contro i nemici sono diventate l’esportazione più preziosa di Israele e l’espansione avvenuta tramite la guerra ha permesso al paese di avere nuove terre da sfruttare soprattutto nel commercio di datteri.

Ma non è soltanto una guerra fisica fatta da persone e fucili, è una battaglia contro la Palestina combattuta su tanti fronti: cultura, lingua, religione, geografia e ultimamente si è aggiunto anche l’amore. L’ultimo arrivato ci mostra come l’odio e l’invidia di Israele verso i palestinesi cerca disperatamente nuovi modi di rendere difficili le loro vite.

Il governo israeliano ha recentemente cercato di introdurre delle nuove restrizioni sull’ingresso degli stranieri nei territori palestinesi, impedendo ancor di più la mobilità delle famiglie nelle loro terre occupate illegalmente. Per richiedere il permesso di ingresso i funzionari israeliani possono anche pretendere il versamento di un deposito cauzionale fino a 20.000 euro che può essere poi confiscata se le autorità ritengono che il visitatore abbia infranto i termini della garanzia.

Ma tra queste nuove restrizioni, quella che salta subito all’occhio è a tutti gli effetti una dichiarazione di guerra all’amore. Per il governo gli stranieri devono informare il ministero della Difesa se vengono coinvolti emotivamente con un palestinese e in una bozza precedente si richiedeva anche un avviso di 30 giorni dall’inizio della relazione.

Immagina di dover informare un governo che sta opprimendo il tuo popolo da decenni che ti sei innamorato di una persona durante il viaggio e dover fornire spiegazioni in merito alla relazione. Una restrizione che mira solamente a isolare, complicare e controllare le vite dei palestinesi.

E se sposi una persona palestinese dovrai richiedere un permesso che sarà emesso su base annuale, approvato secondo i requisiti delle autorità israeliane e potrà essere negato anche se soddisfa le condizioni richieste. Inoltre sarai monitorato costantemente e il permesso potrà essere revocato in qualsiasi momento.

Alcune di queste restrizioni sentimentali sono state rimosse il 5 settembre in seguito alle vaste proteste che si sono formate in tutto il paese; tuttavia, hanno lasciato un messaggio alla popolazione palestinese: Israele odia ancora tremendamente i palestinesi per non essersi sottomessi alla sua potenza come hanno fatto tutti gli altri paesi arabi.

Le regole rimaste sui matrimoni non sono migliori né aiutano la situazione dei palestinesi. Il permesso di coniuge può essere rilasciato solo per la durata massima di un anno dopodiché Israele ti saluta felicemente perché dovrai richiedere il rinnovo e aspettare fuori dal territorio. Un funzionario israeliano avrà anche l’ultima parola se il matrimonio sia “sincero e genuino”, secondo quali parametri non è specificato, si vede che questi funzionari hanno scoperto il segreto dei matrimoni sinceri e veri.

In occidente si vede spesso glorificare questo l’odio di Israele verso i palestinesi e soltanto raramente criticare l’oppressione di questo popolo. Ma mentre Israele cerca costantemente di cancellare ogni traccia dell’esistenza palestinese arrivando ad opprimere l’amore, la Palestina non sarà mai eliminata e la loro esistenza è proprio la fonte principale dell’odio smisurato israeliano, perché dimostra che il sionismo è soltanto un’ideologia colonialista e senza nessun fondamento reale.

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