Come l’industria cosmetica sta alimentando il cambiamento climatico

Come l’industria cosmetica sta alimentando il cambiamento climatico

Come l’industria cosmetica sta alimentando il cambiamento climatico

Una delle cose che la nostra società apprezza di più è la bellezza, ma può essa essere una fonte allo stesso tempo di disastri naturali? Dall’utilizzo di ingredienti derivati da combustibili fossili; l’effetto dell’inquinamento sulla pelle umana; le connessioni tra cultura della bellezza e giustizia ambientale, l’industria cosmetica ha un impatto molto forte sul nostro pianeta.

Ma per farti comprendere al meglio la situazione partiamo da un’azione normale: Supponiamo che stiamo comprando un prodotto cosmetico. In primo luogo, sarà confezionato in plastica e probabilmente il prodotto viene fornito in diversi contenitori di plastica oppure è avvolto in una pellicola di plastica e poi inserito in una scatola “eco. Per ogni materia prima utilizzata nel cosmetico, dobbiamo considerare l’impatto ambientale della coltivazione, della raccolta, della lavorazione e dell’estrazione. Ma non finisce qui, dobbiamo anche considerare la produzione industriale di singoli ingredienti sintetici, quindi alle emissioni del prodotto, al trattamento dei rifiuti pericolosi generati durante la produzione di prodotti chimici cosmetici e alla catena di fornitura dei singoli ingredienti del prodotto.

Uno dei problemi maggiori dell’industria cosmetica sono gli ingredienti dei loro prodotti che contengono molte sostanze chimiche tossiche come (ma non solo): Parabeni, BHA e pesticidi. Il loro impatto si può osservare quasi ovunque, dalle montagne agli oceani e anche sulla nostra pelle, il miglior esempio sono proprio le creme solari che posseggono ingredienti sintetici che danneggiano l’ecosistema marittimo attraverso nanoparticelle che possono interrompere la riproduzione e la crescita dei coralli. Le microplastiche non sono esenti dai cosmetici e per l’utilizzo che ne facciamo finiscono direttamente negli oceani e interrompono i tratti digestivi della vita marina. Oltre all’inquinamento degli oceani, i prodotti di bellezza hanno un notevole impatto sulla qualità dell’aria a causa dei vapori chimici.

L’industria cosmetica dipende interamente da ingredienti derivati da combustibili fossili e sebbene a volte possano non essere etichettati petrolchimici, probabilmente sono derivati da materie prime che utilizzano prodotti petrolchimici. Ad esempio, alcuni oli essenziali vengono estratti utilizzando l’esano.

È un settore che prosciuga costantemente le risorse naturali del nostro pianeta e la deforestazione può essere considerato il suo miglior mezzo. L’olio di palma si trova veramente ovunque nei prodotti cosmetici, anche se sotto nomi diversi, ma esso cresce soltanto negli ambienti tropicali. Uno studio di Greenpeace ha rivelato che i principali fornitori di olio di palma hanno raso al suolo 800 km di foresta per creare nuove piantagioni, mentre per estrarre la mica, minerale molto usato nei cosmetici, vengono distrutte altrettante centinaia di foreste.

Come l’industria cosmetica sta alimentando il cambiamento climatico

Ma è anche una industria crudele verso gli animali, soprattutto per le scimmie. Ogni anno vengono uccisi da 1.000 a 5.000 oranghi nelle piantagioni di olio di palma e diversi agricoltori uccidono a bastonate le scimmie quando le scoprono a vagare nei campi. Dato che non esiste una definizione legale di Cruelty Free, pensiamo spesso che si riferisca soltanto all’uso degli animali nelle sperimentazioni ma questo termine deve essere esteso anche ad altre pratiche connesse al benessere degli animali, come appunto le modalità nelle coltivazioni dell’olio di palma. Ma della crudeltà verso gli animali dell’industria cosmetica ne parleremo in un altro articolo.

Passiamo ora ai rifiuti: Immagina di aver finito il prodotto, ti rimane soltanto la sua confezione che quasi sicuramente sarà composta da parti non riciclabili mentre i tappi e le parti più piccole non potranno mai essere riciclate. Non puoi fare altro che buttarlo nell’indifferenziata e il suo processo di smaltimento avrà altri costi ambientali. Non puoi nemmeno restituirlo nel caso tu l’avessi comprato per sbaglio perché quando un prodotto di bellezza viene restituito, non può essere rivenduto o donato.

Ultimamente abbiamo visto un enorme aumento di cosmetici bio ed eco friendly, ma non sempre naturale vuol dire sostenibile. Pensa al burro di cacao, esso è vegano e naturale ma dietro la sua produzione è presente un ampio sfruttamento del lavoro minorile mentre nel 2019 sono stati trovati 11.000 bambini impiegati nell’industria mineraria della mica in Madagascar.

Si cerca di far passare il messaggio per cui l’industria cosmetica può sconfiggere il cambiamento climatico attraverso le implementazioni di nuovi cosmetici bio, ma più prodotti creiamo più inquinamento produciamo. I cosmetici stessi sono parte della causa e finché non lo comprenderemo non saremo in grado di diminuire l’impatto ambientale di questo settore.

Fonti:

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2021.683482/full

https://www.mdpi.com/2076-3298/1/1/14

https://orangutan.org/palmoil/

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